Milano, Napoli e le altre. WiFi pubblico sull’intera città. Ma come?

di Sara Marietti · 1 commento

Post image for Milano, Napoli e le altre. WiFi pubblico sull’intera città. Ma come?

Prima Milano, poi Napoli, Verona e dietro dietro fino all’ultimo consigliere comunale del più sperduto paesino, tutti ma proprio tutti dichiarano solennemente di avere in programma (o almeno di desiderare) la copertura totale (proprio TOTALE) di tutta la città.

Sembra che visti i tempacci che corrono l’unica ancora di salvezza a cui il politico si possa appoggiare sia il WiFi pubblico, così i cittadini potranno essere soddisfatti. A parte il fatto che non basta il WiFi per risolvere i problemi di un Paese, ci sono molte cose da tenere in considerazione per poter estendere il WiFi su un’intera area urbana.

Tentiamo di fare un po’ di chiarezza. Un conto è mettere il WiFi pubblico e gratuito in un parco, presso la biblioteca comunale, nella piazza del municipio e in questo genere di luoghi, un conto è dire che si vorrà coprire l’intera città. L’intera città? Certo, qualche migliaia di access point sulle pensiline degli autobus, i pali del semaforo, ecc.

Ma siamo sicuri che tutto questo non si riveli, come già successo in passato, l’ennesima trovata di marketing spicciolo (nel senso che costa poco) escogitata per far parlare un po’ di sé?

Per capire meglio, questi sono i conti della serva: servono migliaia di access-point sui pali dell’illuminazione pubblica, occorre allacciarli alla rete elettrica e interconnetterli tra loro con una qualche tecnologia mesh (dev’essere davvero sofisticata per arrivare a una capillarità come quella promessa) e, non da ultimo, bisogna fornire banda in quantità sufficiente a una rete di tali dimensioni.

Anche alla serva di cui sopra vien sicuramente da pensare che non si tratti di cose facili né – soprattutto – a buon mercato.

Va ricordato poi che la tecnologia WiFi non è nata per coprire vaste aeree geografiche, ma per connettere i locali di un ufficio, ad esempio.

E ancora, chi paga? I privati probabilmente no perché stiamo parlando di cifre davvero importanti. Il pubblico? Non si tratterebbe di concorrenza nei confronti degli operatori del settore?

Qualche domanda ‘sorge spontanea’. Sappiamo che questo è un argomento che suscita molto interesse, quindi aspettiamo la vostra opinione.

About the Author : Sara Marietti è una giornalista esperta in p.r., social media marketing e nuove tecnologie. Lavora per dare voce a chi ha qualcosa da dire. Seguitela su Twitter.

{ 1 commento… leggilo qui sotto o aggiungine uno }

patrizia novembre 22, 2011 alle 15:10

I politici dovrebbero dare l’indirizzo e gli stimoli in faciliy per far partire le iniziative private…………..funziona così in tutte le democrazie avanzate!

Rispondi

Lascia un commento

Previous post:

Next post: