WiFi pubblico. Concorrenza (sleale) nei confronti dei privati?

di Sara Marietti · 11 commenti

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Sono sempre di più le pubbliche amministrazioni che decidono di realizzare aree WiFi free gratuite. Una gran bella cosa, ma non si tratta di concorrenza (sleale) nei confronti degli operatori privati che forniscono lo stesso servizio?

Davvero bello il progetto Free ItaliaWiFi con il quale è possibile connettersi a Internet gratuitamente presso le aree Wi-Fi allestite dalle pubbliche amministrazioni che hanno aderito all’iniziativa.

Si tratta della prima rete federata nazionale di accesso gratuito a Internet WiFi nella quale sono coinvolte diverse amministrazioni pubbliche italiane: Provincia di Roma, Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Venezia, Provincia di Prato, Provincia di Grosseto, Comune di Genova, Comune di Torino, Provincia di Gorizia. Queste ultime hanno dato vita fino ad ora complessivamente a oltre mille aree hotspot. Mica poche!

Sono sempre di più dunque le pubbliche amministrazioni che decidono di fregiarsi dell’ormai immancabile “titolo” WiFi, stampato ben chiaro in ogni luogo. Una gran bella cosa, ci mancherebbe altro.  E’ il sogno di tutti quello di trovare un gran numero di oasi WiFi free in Italia.

Ma c’è un ma. Le amministrazioni pubbliche possono fornire connettività (gratuita o meno) ai cittadini? In che limiti? O meglio, è ovvio che dal punto di vista dell’utente tutto questo ha una valenza positiva, ma (eccolo di nuovo, questo ma) non si tratta di concorrenza (sleale?) nei confronti degli operatori privati che forniscono servizi analoghi?

Per tentare di spiegare: sarebbe come se lo Stato un bel giorno decidesse di diventare operatore telefonico offrendo il servizio ai cittadini (in maniera gratuita o a pagamento, non è questo il punto) e ponendosi in questo modo in concorrenza con gli operatori sul mercato. Si può fare?

Domanda che cerca risposta. Una l’aveva data già lo scorso febbraio Stefano Parisi, Presidente di Asstel, ex AD di Fastweb, secondo il quale (citiamo da un articolo di Punto Informatico): “Continuare a propagandare Internet gratis per le città italiane (tramite iniziative pubbliche) costituisce un esercizio demagogico da superare poiché si tratterebbe di statalizzare uno degli interventi di natura più decisamente privata. È dunque necessario che la politica faccia chiarezza per evitare che si verifichino casi di ‘concorrenza sleale’”.

Sempre di qualche mese fa l’intervento del blogger Massimo Mantellini che si chiede se “Esiste una incompatibilità (o peggio una concorrenza sleale) fra amministrazioni pubbliche che predispongono piani di accesso WiFi comunale gratuito e gli operatori che forniscono analoghi servizi a pagamento”.

Già citato su queste pagine l’intervento a proposito di Alfonso Fuggetta, professore del Politecnico di Milano (l’intervista completa su Sky.it) che propone anche una soluzione: “Ci vuole un equilibrio tra interventi dell’amministrazione, servizi commerciali e regole di mercato. Non vedo nessun problema, per esempio, nel fatto che in edifici pubblici come un museo o una biblioteca ci sia WiFi gratuito: può essere considerato un servizio aggiuntivo erogato all’utente, esattamente come accade nei WiFi bar. Ho più perplessità quando si tratta di progetti che aspirano ad una copertura estesa e diffusa del territorio. Nel momento in cui un servizio di questo tipo non è più associato ad un luogo preciso il discrimine tra l’offerta privata e quella pubblica diventa molto labile. Una soluzione potrebbe essere diffondere le connessioni in luoghi mirati come i musei e gli uffici dell’amministrazione”.

E voi cosa ne pensate?

About the Author : Sara Marietti è una giornalista esperta in p.r., social media marketing e nuove tecnologie. Lavora per dare voce a chi ha qualcosa da dire. Seguitela su Twitter.

{ 7 commenti… leggili qui sotto o aggiungine uno }

MAX ottobre 19, 2011 alle 10:12

wifi libero? certamente e se la pubblica amministrazione crea una rete estesa ad es. a tutto il comune, che venga tassata come nelle aziende private

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picconatore novembre 2, 2011 alle 16:30

Il wifi libero intanto è sleale verso i cittadini che non sono nelle zone wifi free. Questa disparità di trattamento alla fine produrrà l’intervento dell’antitrust dal momento che coloro che stanno dentro alla zona wifi possono smettere di pagare il canone adsl e gli altri?

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wifiblog novembre 2, 2011 alle 17:14

Ha esattamente riassunto le diverse anomalie che sorgerebbero nel momento in cui le amministrazioni decidessero (in realtà svariate già lo fanno) di allestire in autonomia, con i soldi pubblici, aree Wi-Fi gratuite ad uso dei cittadini. Anzitutto tali aree sarebbero fruibili solo dai fortunati che le frequentano abitualmente o che ci vivono vicino. Secondariamente l’offrire “free Wi-Fi” senza limiti di tempo renderebbe di fatto inutile abbonarsi a un provider di accesso a Internet.
Aspettiamo per capire chi si arrabbierà prima: se i cittadini che non potranno beneficiare della banda larga regalata dal comune di turno oppure gli operatori ai quali verrà fatta concorrenza (sleale) dal Wi-Fi municipale!

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Paolo Carollo novembre 4, 2011 alle 22:51

Costituisce concorrenza sleale qualora si verificassero i due seguenti punti: la connessione viene offerta a titolo gratuito o con prezzi decisamente concorrenziali e su scala paragonabile all’erogazione di un servizio di un ISP.
Pertanto non è lecito parlare di concorrenza sleale qualora l’erogazione del servizio fosse gratuito (o a tariffa decisamente economica) ma confinato in una stretta area, generata da un Hot spot, tipo una biblioteca, un Comune, una piazza.
Analogamente non è lecito parlare di concorrenza sleale qualora il servizio fosse proposto su un vasto territorio a prezzi di mercato.
Diverso è, quindi è concorrenza sleale senza ombra di dubbio (ma lo sarebbe anche con soggetti privati) qualora il servizio fosse erogato oltre che gratuitamente o con tariffe economicissime, su una vasta area, più piazze, più vie, etc, a maggior ragione se è affidata la gestione ad una società realizzata ad iscopo.
Dott. Paolo Carollo

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Sara Marietti novembre 7, 2011 alle 17:52

Condividiamo la sua precisa analisi in entrambi gli argomenti presentati.
Infatti – per quel che riguarda il primo punto – riteniamo che non solo non si tratti di concorrenza sleale, ma anzi che sia auspicabile un aumento di luoghi dedicati al WiFi pubblico quali biblioteche, piazze principali, ecc.
Per quel che concerne il secondo argomento invece dobbiamo sottolineare che le Amministrazioni Pubbliche parlano (forse dovremmo dire “promettono”) con sempre maggiore convinzione di “WiFi gratuito per l’intero territorio cittadino”. In questo caso si tratterebbe di concorrenza sleale oltre che di una promessa di assai difficile realizzazione.

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Anthony Ritrovato marzo 7, 2013 alle 14:52

Le connessioni pubbliche, credo debbano essere disciplinate da precise regole di connessione, che ne impediscano un uso continuativo al pari delle reti domestiche a pagamento.
Il servizio nasce per consentire una consultazione, ma chiaramente limitata nel tempo e chiaramente limitata nei contenuti che i cittadini possono visualizzare.
Pertanto credo, che non si possa parlare di concorrenza sleale, specialmente quando i costi dei servizi sono a carico dell’ente.
Qualche contestazione invece credo possa nascere in fase di determinazione delle aree initeressate alla copertura wi-fi-
Una sorta di discriminazione inevitabilmente si determina, ma vista la natura del servizio questa potrebbe essere ridotta con una graduale copertura delle zone no-wifi.
Grazie

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bruno maggio 6, 2013 alle 08:24

Non capisco come si fa a dire che è lecito che un comune (vedi Genova) spendi soldi UE per oltre 300.000 € per installare una ventina di HotSpot e paghi una società costituita dal PD 12.500 € all’anno per far gestire l’account!
Noi offriamo il servizio gratuitamente in oltre 250 HotSpot sparsi per Genova senza chiedere un €, ne al titolare dell’esercizio ne tantomeno all’utente che può navigare in rete 24 ore su 24.
Noi ci manteniamo con la pubblicità, ma è difficile convivere con un comune che con i miei soldi mi fa concorrenza mettendo gli HotSpot di fianco a miei.
Perchè si parla di Wifi Gratis del comune quando tutte le più importanti città, pagano fior di milioni di € di noi cittadini per dare un servizio in concorrenza (gratis per chi?).
Bruno

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